Pochi americani in Calabria

La Calabria, per i suoi 780 km di costa, ancora prima che per la natura lussureggiante delle sue montagne, ancora prima che per i suoi antichi borghi, è una terra vocata al turismo. Di solo turismo potrebbero vivere i calabresi, ma , dati alla mano, questo non è.

La Calabria rimane meta sconosciuta ai flussi turistici provenienti dall’estero, la nostra regione viene saltata a piè pari quasi non si trattasse di Italia, dalla Campania si passa subito alla Sicilia.

Eppure, niente avremmo da invidiare alle nostre regioni sorelle se non una loro migliore capacità di sfruttare le risorse del territorio. Noi, siamo il sud del sud. La mancanza di strategia di una classe politica clientelare e inadeguata ha determinato l’assenza di investimenti orientati a sviluppare quella grande risorsa che è il turismo. Le bellezze della Calabria non vengono promosse all’estero, non vengono tutelate sul territorio, rimaniamo fuori dal circuito delle grandi catene alberghiere, fuori dal circuito dei tour operator internazionali, le nostra infrastrutture non sono degne di un paese civile. Ad oggi, abbiamo un traffico aereo corrispondente a 3 milioni di passeggeri, quando, se volessimo fare un paragone con la Sicilia, dovremmo averne proporzionalmente almeno 4 milioni e 800 mila. E’ del tutto evidente che esiste un potenziale inespresso tale, da poter risollevare il destino della nostra terra.

Da qualche giorno sta girando in rete un’illuminante intervista al Product Manager di un’importante tour operator americano, questa intervista merita tutta la nostra attenzione poiché ci da modo di capire alcune dinamiche viziose che riguardano il turismo in Calabria.